-RUTINA GRIMILDE IL MALE -digital art, di antonella iannilli.

LIETA DI COMUNICARE L' USCITA DA POCHI GIORNI DEL MIO ULTIMO ROMANZO- CALCI E PUGNI -1-10-2019

Quando Ulla entrò nel mio studio di psicologo. La osservai con estrema attenzione. Appariva sconnessa. Il viso emaciato. La distribuzione delle forze pareva concentrata solo sulle gambe. Potevo affermare che vantava nel viso un’ immobilità assoluta. Si sedette di fronte a me in silenzio. Sembrava una roccaforte da espugnare. Non un segno vitale, nel mio pensiero solo utopia. Cosa potevo domandarle?  Alle domande che le feci: casuali, sintetiche, rispondeva ripetutamente <<Non commento >>. Lo sguardo spento. La osservai, sembrava scaturire in lei, un’essenza innaturale. Il volto scarno,  i capelli  le sfioravano i fianchi,   (cosi lunghi da sembrare una dilatazione del suo pensiero). Un viso che  contravveniva a tutte le regole. Triste, teso, drammatico. Di una bellezza arcaica:

il lungo collo, i capelli corvini, un’essenzialità plastica che rimandava emozioni. Se avessi chiuso gli occhi, avrei avuto difficoltà a ricostruirne una fisionomia precisa. Mi domandai il perché di questa sensazione. Come una smagliatura mentale. Ulla accompagnata nel mio studio dall'amica Roberta, mi era stata consegnata come un pacco. Dopo un appuntamento. Con parole concitate, l’amica aveva   caratterizzato soprattutto il singolare problema .Ulla non parlava più. Non articolava sillaba. Ciò accadeva dopo la nefasta storia d’amore.  Surreale, quanto vivissima  , vissuta dalla giovane. Null'altro Roberta, nulla più di poco, aveva voluto o saputo dire. Dopo quell'esperienza tragica dagli effetti traumatizzanti la giovane era totalmente cambiata. Confluivano nel suo comportamenti stranezze; nelle quali pareva convergere la parte - Inconscia - ed era quell'inconscio ferito che bisognava portare alla luce....

    

 

 

Esplorare l’universo mentale di Ulla mi sembrò un’enormità. Mi sentii per la prima volta nella vita il fotomontaggio di un professionista.  Come se alcuni pezzi mentali sfuggissero alla mia persona. Come se l’aspetto poliedrico della professione dello psicologo si azzerasse. Osservai i tratti del viso della ragazza. Giocati su toni chiari, delicati, una ragazza appartenente alla << Casa incantata >>. Profondamente assorta nel suo drammatico dolore. Negli infiniti giorni in cui Ulla venne alle sedute, nel mio studio, quella fiducia in Dio che   mi sosteneva  durante il mio lavoro di psicoterapeuta, quella carità interiore  che mi proveniva dal profondo, venne meno. La giovane donna si proponeva ostentando sempre l’agonia nello sguardo.Quello che avevo raccolto come materiale, (dall’amica Roberta) era il racconto storto di una storia d’amore. Vissuta da Ulla. avevo appreso il tutto  dall’amica che l'aveva ritrovata  alla fine di questo rapporto. Distrutta, disintegrata, senza più alcun vocabolo che uscisse dalle sue labbra; se non l’espressione .

<<Non commento >>. Nessun altro indizio mi era stato segnalato, come se anche lei avesse voluto dimenticare integralmente questo epilogo drammatico. Nessun altro accenno a particolari episodi  di questa relazione, che appariva come un enigma; nulla che potesse tornarmi utile per decifrare il codice mentale della giovane per poter  applicare la cura necessaria. 

Oggi Ulla era più vivace; si era pettinata i lunghi capelli in due trecce perfettamente simmetriche e rigorose. I suoi occhi erano come panni stesi al sole, un'allucinante vibrazione risplendeva dentro di essi . Iniziai ad agganciarmi con energia al suo stato euforico, cosi inconsueto nella giovane e a porle domande. Mi sentii un aguzzino. La giornata era radiosa. Spalancai le finestre dello studio per sortire in lei una reazione. Il mio ottimismo si smorzò quando mi voltai. Ulla era rannicchiata nella poltrona e si copriva il collo con le mani. Come se avesse appena subito un'aggressione fu una cosa subitanea Si ricompose immediatamente in maniera dignitosa, mi guardò severa. Nel volto un miscuglio di allusioni e linee fluenti. La cruda, essenzialità del passato era continuamente rimessa in gioco con una potenza drammatica. La posa della donna sintetizzava le sue insicurezze,le radicate paure. <<Ulla cosa succede? >>. Mi avvicinai , sentii come se alle mie spalle gravasse un cielo tempestoso, cupo.. Gli effetti del suo comportamento si riflettevano nello spazio intorno . Era una svolta significativa alla mia analisi in senso introspettivo che segnava il passo, indirizzandomi verso un’indagine profonda e accurata, che avrei dovuto compiere per avvicinarmi a quel cuore corroso, a quella crosta, ai suoi inconfessati segreti.
 
 

 

 

 

Discuteva animatamente con il maestro di boxe. La   bellezza femminile carica di sensualità trasmetteva energia. La diversa luminosità negli occhi della giovane mi rese inattivo. Sentii nelle molecole interiori che da qualche parte avevo sbagliato. Quel tempo che passava sotto i miei occhi. Un tempo mai inventato colmo di spensieratezza imprevista, sottolineato dall'accentuarsi del tono gioioso, mi rimandò senza indugio ai ricordi lontani della mia gioventù. Un binario immobile direzionato al passato che pareva non volere portarmi da nessuna parte. Rievocai le parole di mia madre. Una sera d'estate prima della partenza verso le vacanze estive.

<< Non si può comprendere il mondo se prima non si sa dove si vuole andare >>. Dove volevo andare io? Fui certo in quell'istante preciso di aver fallito con Ulla ,  Il tracollo delle mie teorie terapeutiche di analisi psicologica era lì di fronte all'universo tutto.

Materico come lo scoglio che si confonde con il mare, e alla fine diventa mare. Tutto si ingarbugliava rimescolando ogni certezza. Nulla era come pareva essere. Nello sfondo i giovani avevano intrapreso una corsa in cerchio, con esercizi ritmici senza fine, spezzando poi improvvisamente i cerchi per riunirsi in forme geometriche sferrando pugni immaginari nell'aria. Quell'aria di cui sentivo avere un immenso bisogno. Dove avrei trovato quell'isola per respirare? I miei paradigmi di vita, ogni mio convincimento erano messi in discussione. L'immagine dei boxeur in azione, si staccava dal fondo per ribaltarsi verso di noi a creare intorno alla figura di Tanoro Yaci ed Ulla ,uniti in un dialogo che pareva infinito uno sfondo multiforme. Lei con il suo innovativo atteggiamento aveva ribaltato sfumature, intelligenze, decenni di psichiatria. Mi sentii un fragile paziente bisognoso di cure. Cicatrici interiori prendevano forme strambe, inusuali alla mia immaginazione. Un pesce che annegava nella stessa acqua in cui era nato, nella quale da decenni si crogiolava. Le masse corporee in movimento, gli addestramenti senza tregua alcuna, rendevano l'insieme vivacissimo.

Ulla ne faceva parte integrante rinnovata e gioiosa, in questa modificazione repentina dalla quale io rimanevo totalmente escluso. Andai al silenzio ovattato del mio studio, mi apparve come un immenso bozzolo informe. Privo di vita.   A cosa poteva servire un luogo sicuro se si volevano salvare dal male tutti i mali? Le mani si attorcigliarono nervosamente all'unico bottone della mia giacca. Mi vennero in mente le strade brulicanti ricolme di individui alla ricerca della verità assoluta, colmi di ferite. Tra i percorsi della vita, alla ricerca di  dimensioni  umane alle quale inconsapevolmente aggrapparsi. Mi sarei perso tra di loro e con loro; nei marciapiedi e binari morti di stazioni abbandonate a se stesse. Ulla mi osservò luminosa senza sussulti. Come se io fossi solidificato lì da sempre. Nessuno stupore in lei. Pareva colorata di rosso.  Percorsi la palestra in pochi minuti e fui vicino ai due..     

 

 

 

 Quando lasciai Ulla nella palestra di boxe, iniziò subito gli allenamenti. Si mise a correre in cerchio sferrando pugni immaginari. Ripetendo tutti gli esercizi in velocità. Rimasi a osservarla come sempre stupito. La sua forza era travolgente, La boxe  le calzava perfettamente .     Una forza sovrumana fuoriusciva dall'esile donna: una potenza nelle braccia, nelle gambe, inverosimile. Stava picchiando con rapidità' il sacco, con i pugni  , usando anche i calci, una cosa non prevista nella boxe. Gesti febbrili violenti, agili, scattanti.
Una conversione fisica in salita da lasciare strabiliati. Non c'è potenza senza pensiero;   la forza va calibrata,   non mi sentii di fermarla la lasciai liberamente inventare. Stava sfogando il dolore della sera prima. I calci, i pugni, divenivano metaforici. Ulla colpiva il male, che con un inganno abominevole, Francesco e Rutina Grimilde le avevano fatto subire. I miei pensieri affondavano le radici nella voglia assoluta di sapere.  Lo sfogo rabbioso di Ulla in palestra,  pareva essere una forma di attestazione di verità che la terribile storia d’amore, vissuta dalla ragazza fosse reale.  Il racconto che mi aveva fatto la sera prima in stato di trance, pareva di una terribilità quasi impossibile.  Era la verità? Il suo corpo  pareva una molla, interagiva violentemente, non un cedimento, la ritmica danza saltellante sui piedi, mostrava una stupefacente verità; la rabbia viene dal dolore.    Ci vuole forza a  quintali in questo sport  , e poi un sogno: quello di farcela a tirarla dalle tasche velocemente ,con potenza e semplicità.  Avere la forza disponibile a portata di mano  a volte avviene con anni di tecnica, a volte con facilità come nel caso di Ulla. 

 I sinistri e i destri si moltiplicavano sempre più cattivi, con una violenza inaccessibile ad altri.  Fischiai come da prassi, per fermare   l'esercizio. Lei si arrestò scarmigliata, irreale, tesa. Uno sguardo  sorprendentemente contraddittorio, stanchezza e forza. La rabbia temperata dalla dolcezza dei suoi occhi ,intrisi d’intensa profondità umana, si proiettava dentro i miei. La ragazza era visivamente il prolungamento di una natura in rivolta. Cosi unificata ad essa da sembrarne  il respiro spaziale. C’era qualcosa di lirico nelle sue movenze. Una morbidezza coloristica nel viso, che rendeva evidente una soavità mentale, un'ingenuità cosi vicina ai fiori......

I ricordi erano solo sventramenti. E se l'ardire a volte la riportava indietro nei luoghi lugubri della mente , nei quali le ombre la riconducevano ai complotti minacciosi di Rutina e Francesco , ne usciva vinta . Il tutto si dilatava a formare un ammasso oscuro dai contorni labili. Ulla osservò in lontananza il mare che non esisteva, in una dimensione da sogno, i verdi dominanti, l'acciaio dei riflessi, che staccavano lenti fulgori a forma di destini segnati..Voleva addormentarsi sentiva la percezione che il sogno fosse li ad aspettarla per trascinarla via dalle scorie della vita . Si raggomitolò su se stessa in compagnia dei sogni, lineari e fragili come un esercito di cristallo. Era uscita presto quel mattino. La considerazione che la boxe, fosse uno sport nel quale avrebbe potuto sfogare la sua rabbia, la sentì come una certezza. Una rabbia che si era accumulata silenziosa e se ne stava seduta lì da qualche parte, in un angolo segreto a riemergere con forza ogni volta che ripensava al suo passato. Una collera che non era uscita al momento giusto, e non era stata capace di proteggerla dal male . Qualcosa che sventrava la sua serenità, un riverbero di follia e di amarezza viva. Uno scavare a forza nella carne. Cercava un varco, un nuovo respiro spaziale. Si mise a correre a perdifiato verso la palestra. Cadde e si rialzò, non vi era più discontinuità tra la sua corsa, la città e le riflessioni, un movimento infinito e disarmonico .

 

 

 

 

 

Gli episodi sulla vita quotidiana di Rutina Grimilde divennero una ripetizione dettagliatissima, ossessiva.  Come qualcosa che si perdeva mano mano, tra di noi. Iniziai lentamente a sentirmi straniera nella sua vita, una sorta di donna schiava alla quale narrare i propri tradimenti.  Attaccò in frammenti grezzi a ricreare con la forza della parola, spettacolari resoconti; assillanti, minuziosi, resi vivi dal tono irrequieto della voce, estirpando dalla mia anima la quiete e la tempesta. <<Il mattino mi sveglia lei, io sono completamente nudo ….>>. Non risparmiava nessun particolare e beatamente compiaciuto ,continuava tenace nel resoconto giornaliero. Torcevo immobile i miei sogni all’ascolto. La nostra relazione cominciava a deformarsi. Il suo volto si illuminava di tenerezza, racconti sovraccarichi, come se qualcosa di compresso e segreto albergasse nella sua mente. I suoi occhi si accendevano rubinosi............. Una variazione impercettibile alterava ogni cosa .

Mi incamminai a piedi, il cielo era incorniciato dalla pioggia, le lacrime liquide della natura rotolavano sul mio viso. (Hanno tutti il diritto di piangere mi dissi ). Raccogliere il lamento della volta celeste sul mio corpo, diede un senso al mio camminare a vuoto.

 

 

 

 

 

 

 

Raccontava modificando in continuazione il tono di voce:  da felice a gioioso, di come andavano a fare la spesa  -loro due - Inseguendosi con i carrelli, ridendo e scherzando di fronte allo stupore di tutti. Seguiva una fragorosa ilarità. Era divenuta una predicazione grottesca sulla cameriera; più che un rapporto d’amore. Ero  innamorata, iniziarono piaghe silenti nell’anima a strapparne i contorni  minuziosamente. Farmi sapere con accenti estatici che si accompagnavano spesso vicendevolmente, mentre io rimanevo provvisoria, volutamente nascosta. Tenuta in disparte come un oggetto-instabile-che non si sa dove collocare con precisione mi  feriva profondamente. In questo assemblages di follia i miei pensieri si scomponevano. Cercavo di ricordare anche solo un momento nel quale Francesco si astraeva dal nominarla; accentuandone con forza le mille qualità. La mia memoria trovava solo spazi pieni.

Nei quali io ero esclusa totalmente. I ricordi dei momenti lieti iniziarono a frantumarsi ad essere sempre più fugaci. Tutto riconduceva a Rutina Grimilde. Quel sovrapporsi di drammatica follia che Francesco mi faceva ritrovare con la voce affascinante, senza curarsi   di nascondere l’emozione che trapelava; stava correggendo e scoraggiando il mio sentimento.

Il mio stupore per l’immediatezza entusiastica delle sue narrazioni era palese.  Ritrovavo nell’analiticità delle sue parole un misto di pazzia.
Iniziai lucidamente e simultaneamente alle conversazioni telefoniche  molteplici e dinamiche   che Francesco giornalmente e puntualmente redigeva su di lei, a mangiare e vomitare tutto quello che potevo. Interrompendo le telefonate senza che lui si accorgesse neppure della mia assenza di pochi minuti. Il mio corpo si stava ammalando, la  massa corporea si restringeva. Il   cuore era ridotto ad una stanza chiusa a chiave. Nella quale non sarei più voluta più entrare. Una strana bidimensionalità si inseriva nel nostro rapporto d’amore rendendomi insicura nervosa statica. 

Sentii un senso di solitudine profonda, mi ritornarono alla mente le parole crude urlate da Francesco nei giorni passati, nettamente scanditi dalla rabbia, aveva annientato la mia autostima, con grande purezza avevo affidato a lui i miei sogni. Il suo impulso distruttivo mi aveva abilmente sfruttata e sospinta in un baratro, in un atmosfera di solitudine nella quale lui era la rappresentazione del male. Una pungente penetrazione psicologica emanava dal suo sguardo metallico, ad annientarmi. Il giorno prima, le reazioni di Francesco erano state di un’emotività folle . Aveva scaraventato sul pavimento tutto quello che aveva trovato intorno a lui. Scatenando un pandemonio, di fronte ai miei occhi atterriti. Questo succedeva serialmente se solo affrontavo l’argomento. I gesti violenti si affastellavano, riducendo ogni possibilità di gioia e serenità, mi rannicchiavo su me stessa, impaurita dalla brutalità psicologica ispirata dalla sua crudelta' e dai suoi trasalimenti feroci che si concludevano con lo spintonarmi fuori dall’automobile alla prima piazzola, con terrificanti insulti. Arrivai a pensare che forse mi fossi sognata tutto. Lo strazio di quei mesi mi aveva trasformato. Francesco aveva proiettano su di me tutti i fantasmi del suo passato, ne ero consapevole, in lui spirava sempre un atteggiamento da torturatore. Mi sentivo inerme, la malinconia perfezionava linee parallele, che stavano mettendo in discussione la gioia per la vita, che avevo sempre posseduto. Imbastivo continui ragionamenti sul perché mi facesse soffrire gratuitamente, ma non trovavo una logica nel suo comportamento che potesse dar sonno alla ragione. Mi alzai presto quel giorno ; osservai il colore screziato delle pareti umide della camera, il gelo aveva inumidito la carta da parati, che in un lontano passato doveva avere avuto un senso.

Mi affacciai alla finestra, un corvo era posato sul ramo di un albero . Pensai il perché non ricordassi neppure il volto di mia madre. In una sensazione dall’effetto illusionistico la immaginai tenera, impreziosita da occhi bellissimi. Iniziai lentamente a preparami, la bellezza idealizzata di una madre inesistente mi fece compagnia. Avrei voluto averla li, tenerle la mano, stringere il suo corpo al mio. I sentimenti si fecero talmente lievi da divenure poesia , la poesia lievita così e non conosce tempo. Ero ansiosa, sentivo dentro di me una sorta di energia contenuta, corrispondente a tutte le mie domande inevase, sospese, tra mistero e aggressività.

Riflettei spesso su Francesco bambino e all’alleanza stipulata con la madre. La spola da casa all’azienda, era divenuta per lui un percorso giornaliero densa di atroci rivelazioni . Immaginai la sofferenza di quel ragazzino, un’esperienza drammatica che aveva di certo influenzato tutta la sua vita. In una forma di metaforica imitazione si stava realizzando uno scambio di identità. Due distinte personalità io e la madre si fondevano agli occhi di Francesco in una sorta di astrazione, l’angoscia la medesima. Il tratto più caratterizzante dell'uomo era questo legame con il suo drammatico passato, questo volere ricordare a tutti i costi, il luogo dove la madre aveva sofferto. Non riusciva a proiettarsi in avanti, dove sicuramente il futuro poteva apparire più clemente nei suoi confronti, si rifiutava di andare oltre. Mi svelò con il tempo che veniva spesso da solo a passeggiare al ponte coperto. Per ricordare la promessa che le aveva fatto e che avrebbe mantenuto. Il suo viso incorniciato dai bei capelli scuri, da lineare diveniva torvo, lo scrutavo con i sensi e non vedevo in lui null’altro che l’uomo che amavo. Osservai il cielo, le stelle in alto si staccavano con forza ribaltandosi verso di noi, la diversa luminosità contrastava con l'oscurità sterile di questa storia d’amore, che perdeva di sacralità giorno dopo giorno. Le ormai lontane astrazioni dello straordinario inizio staccavano distanza, lasciandomi sospesa e senza speranza. Gli accordi polverosi dei miei pensieri venivano incessantemente a disturbare e turbare la mia quiete , stravolgendomi e dandomi la sensazione dello spostamento della luce verso il basso. L’unico punto di fuga era l'amore che ancora eroicamente provavo. Tutto si riallineava ogni giorno in maniera frastagliata non vi era più alcuna certezza.

 

Quando mi telefonò, per metterci d'accordo sull'orario i cui ci saremmo visti, ero appena tornata dal lavoro. Il pensiero di Saverio era opprimente; mi sentivo braccata. Fu in maniera casuale che iniziai il racconto che toccava il mio intimismo più profondo. Usai un linguaggio tenero, morbido, nella gravità   dell'abominevole situazione  che vivevo in prima persona nel posto di lavoro.   Le parole si scioglievano tra le mie labbra, rendendo la storia consistente. Rivelando il dramma psicologico che subivo da anni. Francesco ascoltava silenzioso. Sentivo che fumava una sigaretta, era quieto, raccolto, lasciava che io rivelassi tutti i particolari, senza interruzioni da parte sua. Lo sentivo attento ispirato. Quando finalmente finii di raccontare dettagliatamente, aggiunsi che la necessità mi costringeva a sottomettermi alle reiterate vessazioni di Saverio . Non disse nulla, ne rimasi stupita. Stavo annegando nell'amarezza e Francesco non proferiva parola.<< Che cosa pensi di fare Francesco ? >> <<Nulla >>. Rispose lui secco. Ci fu un silenzio scuro, preceduto dalla totale assenza di parole, si congedò salutandomi . Mi distesi sul pavimento della cucina per osservare il soffitto da un punto di vista sicuramente inconsueto, dal quale scrutare inoltre i miei pensieri ; che poi erano sempre uguali ripetitivi, catatonici. Una posizione che mi ricordava il capovolgersi della vita, andava direttamente all’ angoscia personale, Mi domandai perché un fiore nasce per poi sfiorire, perché il sole sorge per poi morire. Le privazioni, un incrocio tra il desiderare e il non avere. Un'esclusione che ti mette all'angolo.

 

Nascondermi alla sua cerchia di amici tenendomi in disparte mi amareggiava molto . Il tutto si stava tingendo di torture psicologiche di immensa portata inflittemi con grazia e leggerezza. <Sei triste stasera Ulla cos’ hai? >>  .La domanda si posò su di me come le ali di una farfalla stanca. Il centro focale rimanevano i suoi bellissimi occhi. Una serata nella quale Francesco pareva manifestare una tenerezza assoluta. Eppure, una staticità inusuale trapelava dal suo sguardo. Lo osservai taciturna . Era successo molte volte che alle mie risposte si fosse appigliato per litigi violentissimi, tumultuosi e sfrenati, dopo i quali io mi smaterializzavo nella paura e nell’incertezza, ricadendo reiteratamente nei collassi nervosi. L’angoscia che inaspettatamente perdesse il controllo frenava ogni mia espressione verbale. Calibravo con estrema attenzione ogni mio movimento. Bastava una parola sbagliata, qualcosa che contrastasse con le sue idee e poteva succedere un accesso di ira incontenibile . La ricerca di una staticità assoluta nell’espressione per non preoccuparlo, era anche ‘essa una forma di tortura che svuotava l’ anima.

 

 

 

 

 

Al mio risveglio attirai a me Francesco e lo baciai. Un nuovo respiro amoroso intersecava lo spazio circostante, mi fidavo, avevo dormito abbracciata all’uomo che amavo. Delimitando in quell’abbraccio tutta la mia passione.
Passare un’intera notte vicina a lui era un sogno che volevo vivere da mesi, lontana dalla maleodorante cucina nella quale lavoravo. Lontana dagli abusi e dai soprusi. Mi preparai con cura. Francesco era euforico . Agitatissimo, come se la causa e sostanza del mondo fosse racchiusa in quell’incontro. Ero ottimista; nessuno scoramento quella notte era arrivato a disturbare i miei sonni. Era stata per mesi una reiterata predicazione sulla donna da parte di Francesco, ero certa che un motivo valido doveva esistere.  ...Fiduciosa pensai che fosse giunto il momento di conoscere questa colonna portante dell’azienda, questa -Carmen- universale dei desideri, (forse di tutti… I SOGNI). Entrai nella stanza trattenendo quasi il respiro, accompagnata da Francesco che mi precedeva, per conoscere - Rutina Grimilde - osservai subito intorno a me , ero serena, non la vidi, la sentii… Una fragorosa risata si scagliò con violenza verso di me, abbassai lo sguardo, la vidi… Una piccolissima donna con due occhi metallici, mi osservava silente. Ciabatte ai piedi, un grembiule a quadri stinto, una teglia stretta tra le braccia, nelle quali giaceva inerte una torta dalla visione allucinante, un susseguirsi di strati variamente colorati, tenuta con forza come fosse un figlio. Si muoveva lestamente in cucina, come se ne fosse la padrona assoluta. Un un’atmosfera surreale, spigolosa oltre ogni limite mi colse sprovvista, la sua freddezza mi fece trasalire. Si presentò con sveltezza senza alcuna ricercatezza nel tono della voce <<Sono Rutina Grimilde>>. Condensai nel mio sguardo amaro i pensieri, la osservai silenziosamente, non era possibile che fosse lei! Non riuscii ad abbinare la donna a Francesco, ma paradossalmente non riuscivo ad accostarla a nulla e a nessuno. Era questa la - FEMMINA - magnetica, che aveva rapito tutti i macro e micro pensieri di Francesco? - Impossibile ! Non poteva essere la donna di cui mi parlava con serialità, logorando sistematicamente la nostra storia d’amore, con un rapido e insopprimibile flusso di parole. Ero certa, - RUTINA GRIMILDE - era un’altra donna! Nascosta alla meglio all’ultimo minuto, usando questa figurante malcelata, come contro altare all’altra, quella vera. La Carmen dei desideri, vestita di rosso scarlatto. Mi sentii come un argonauta che barcollava su teorie incerte. Dove si trovava? La fantasmagorica donna dall’affascinante malia, che dai racconti pareva fare incantesimi e incanti incantatori? <<Sono io sono io!>>. Affermò ancora con orgoglio la piccola donna, giuliva , elargendo con sprezzo una larga risata sguaiata. Da apparirmi come un pescecane affamato. Rivolsi lo sguardo fuori dalla finestra. Una densa foschia si disegnava all’orizzonte, creando suggestione e mistero, il rapporto con la natura mi aveva sempre affascinato. Osservai il parco, sembrava un piano colorato sospeso nell’aria. Le libere invenzioni della natura erano straordinariamente perfette…..
 
 

 

 

Francesco era distante da noi, mi sentii prigioniera della donna che mi strattonava, portandomi sempre più lontana da lui.    Mi lasciai trascinare. Quando le pratiche dei biglietti furono sbrigate ci avvicinammo al luogo di partenza dei passeggeri.   Rutina Grimilde teneva stretta la figlia con forza. Fu rapida nel voltarsi come se nell'andare via verso l'aereo che l'avrebbe portata in vacanza al suo paese, avesse dimenticato qualcosa. Mi mettevo sempre in guardia ero pronta ad una delle loro sdolcinatezze che escludevano tutti, lasciando intorno solo vuoto. Si voltarono   un verso l'altra . Gli occhi scintillanti di entrambi roteavano. La donna rossa in volto si gettò appassionata tra le braccia di Francesco. Il marito come sempre reclinò la testa, piegato dal tradimento oramai innascondibile. La figlia si immerse nel silenzio oscuro, consapevole che tra i due ci fosse qualcosa di insano. La minuscola donna,  strinse Francesco con le corte braccia, gli occhi galleggiavano nei suoi. A provocarlo. <<Mi mancherai.... >>. Un sussurrare infinito, stimolazione di qualcosa di avvertibile, i miei organi vitali erano tesi verso l'eccesso dell'abbraccio, che mi aveva tolto dall'anima ogni granello di sabbia, sciogliendo al nulla ogni certezza. Ritornai in superficie, oltre i miei ragionamenti. La donna si sciolse al rallentatore, sommersa negli sguardi amorosi di Francesco, camminando all'indietro in equilibrio simmetrico. Pareva un'edera rampicante che strappa via di netto le radici, lasciando un pezzo di se nel tronco dell'albero. Pensai ai pianti delle donne, ai falchi dentro il cielo, ai fiumi senz'acqua. Il marito stritolava tra le mani ruvide le parole. Una frustata psicologica incommensurabile mi trascinava lentamente in un baratro. I due erano inseparabilmente legati tra di loro. Avevano sviluppato interazioni reciproche profonde; nelle quali un linguaggio sconosciuto abbandonava tutto il resto del mondo al suo delirio. Mi rannicchiai in un angolo e chiusi ferocemente gli occhi......

 

 

 

 

 

 

 

Francesco era andato oltre ogni limite di spietatezza nei miei confronti, ne ero consapevole. Continuare a compiacere la sua crudeltà non sarebbe servito. L'umiliazione subita, le parole istantanee …
<<Ulla sei un rifiuto della società ! >>. Che rimbalzavano, e non avrei mai più dimenticato, formavano un coagulo di dolore profondo.   Uscì, lasciandomi sola con Rutina Grimilde. La donna mi osservava animata dalla curiosità, i miei pensieri rimanevano vuoti, distratti. Lentamente mi curvai verso di lei per osservarla meglio. Rivolsi lo sguardo fuori dalla finestra. Una densa foschia si disegnava all’orizzonte, creando suggestione e mistero, il rapporto con la natura mi aveva sempre affascinato. Osservai il parco; sembrava un piano colorato sospeso nell'aria. Le libere invenzioni della natura erano straordinariamente perfette. Mi sentivo fuori posto, percepire una barriera tra noi due , mi immobilizzava a un confine illimitato, invalicabile. Ero lontana da ogni sicurezza, la figura di donna di fronte a me profondamente –anti femminile- sembrava possedere una sicurezza monumentale, insieme alle chiavi del tutto intorno. La sua certezza sfrontata mi pietrificava. Fu Rutina a infrangere lo spazio tempo con una fragorosa risata. << Hahahhaha cosa pensi di trovare qua? Hahahahhaah qui non vivrai mai ! Ricordalo bene !>>. Lo sguardo comunicava un susseguirsi di vibrazioni spietate e insensibili. Scrutai gli spazi dell'elegante cucina, definiti da una luce raffinata. Si diffondeva da un lampadario che mediante un calcolatissimo rapporto tra lastre trasparenti di cristallo di rocca diffondeva un alone accurato ,signorile. La donna di fronte a me era in netto contrasto con la meravigliosa luce che si propagava. Rutina mi esaminava ardita, la figura dalle proporzioni accorciate, smagrita, immota, lo sguardo- ebete - adagiato in un viso smisurato ,solcato da occhi illuminati da un colore senza vita. Distante da ogni previsione. Cosa si nascondeva dietro questa situazione ambigua........

 

 

 

Ulla si e era seduta accanto a me nella vettura svincolandosi dallo zaino.

 Costruiva autonomamente una situazione inequivocabile di tensione tra lei e ciò che la circondava. Osservava il- tutto intorno- silenziosa, impaurita. Come se io neppure esistessi , come  se si sentisse abbandonata a se stessa . Tutto quello che la circondava  pareva essere  dispensatore d'angoscia. Afferrava con forza nella sua mente le possibilità di fuga in caso di pericolo improvviso . (S' intuiva dalla ricerca insistente dello  sguardo smarrito dal quale pareva fluire un movimento ininterrotto del pensiero). Simulava e restituiva l’immediatezza delle sue incertezze.   

Si sfiorava i   capelli con una grazia da favola, come se l’accarezzarli fosse un carezzare i suoi pensieri, il suo cuore sfiancato. Continuai a guidare aumentando la velocità del mezzo, per vedere l’effetto che potesse aver sulla giovane. La osservai veloce, con lo sguardo corto, ma non trapelava nulla, quel sovrapporsi di mistero e dolcezza me la mostrava come un’incantatrice di serpenti, dalla  profonda drammaticità,   la  situazione di non ritorno,  mi lasciava inerte.   Mi diressi verso la palestra. Sullo sfondo del cielo si stagliavano colori carichi e luminosi. Le nuvole, pochi accordi di grigio. La sera stava calando, il lato luce, del mio cuore si stava rapidamente spegnendo......

 

 

Lo studio psicologico su Francesco ,nella mente di Tanoro Yaci fu approfondito in pensieri larghi, meditati.  Perché questo immenso odio per Ulla ?  A tal punto dal creare una simile sottomissione?

Conoscere tutta la storia era rilevante per comprendere le leve di tale flagrante follia .

La generosità della ragazza nell'accettazione di una situazione congegnata ad arte per umiliarla era eccessiva, l'altruismo faceva parte del suo bagaglio personale. Doveva esserci una spiegazione nel comportamento di Francesco. Un teorema che pareva essere già organizzato per manovrarla fino a farla letteralmente impazzire, muovendo le leve profonde della sua psiche,  trascinandola volutamente all'autodistruzione. All'annientamento personale.

 L'esagerata generosità della donna l'aveva condannata al dolore perpetuo.  Un altruismo cieco, che incombeva sulla sua anima. Nelle ferree regole di vita questo tipo di sentimento catapulta negativamente. Un'abnegazione senza controllo può divenire audace e tenebrosa, lasciando in chi riceve attese incessanti  e illogiche.

La relazione insana che aveva vissuto ne era un esempio pratico. Il lasciarsi andare totalmente nelle mani di Francesco l'aveva catapultata in una situazione di abuso, senza via d'uscita.

Una figura febbrile quella di Francesco, che pareva mostrare falle psicologiche profonde e una cattiveria cerebrale senza limiti. Avrebbe potuto vivere la sua storia d'amore con la -domestica- malevola e cialtrona tranquillamente, senza coinvolgere in una situazione ripugnante Ulla, profanando i suoi sogni, il suo delicato e profondo sentimento, la sua inalterata purezza. Imbavagliando il suo amore l' aveva annullata e sconfitta.

 Spazzare via dalla sua mente questa angoscia, sarebbe stato impossibile. Il pezzo mancante della storia faceva presagire a qualcosa di violento .

Che aveva demolito in lei anche l'uso della parola e tumultuosamente trasformato la sua vita.

Ulla era in palestra, la osservai silenzioso si stava allenando al sacco, i suoi pugni erano micidiali, una forza travolgente di natura misteriosa dettava le regole sopra ogni principio.

 Colpi rapidissimi ganci, diretti, violentissimi e potenti.  Una tecnica perfetta, calibrata, indirizzava la sua rabbia con estrema sicurezza.

Una donna ai margini della vita, che Francesco aveva volutamente spinto a forza in un inimmaginabile stagno mentale. Dovuto agli effetti traumatici creati da lui stesso.

 Proseguiva a colpire il sacco senza sosta . Lo faceva rimbalzare lontano, come se sotto i suoi piedi ci fosse una piattaforma vibrante che elasticizzasse tutto il suo corpo. La selvaggia performance rendeva palese che la sofferenza era la leva della sua potenza fisica. Dalla sua disfatta, fuoriusciva una forza quasi  atmosferica che emanava e si espandeva senza limiti.  

Aveva  accettato per amore di vivere una situazione congegnata ad arte per umiliarla fino alla resa totale,

portandola allo squilibrio.  Doveva esserci una spiegazione nel comportamento sconvolgente dell'uomo .......

 

 

    

 

 La tenni per mano dolcemente ,osservai l’ arrotondarsi della sua mano nella mia .Lo interpretai come una voglia di seguirmi di lasciarsi portare .Ulla si modificava in continuazione,   una forma plastica, un divenire continuo come un fiume che scorre.

Quando partii con l’auto era seduta vicino a me .Ero ispirato da un altalenarsi di idee, un variare di gradazioni mentali e  di concetti che accentuavano il vuoto tra  di noi.   Lei   cosi primordiale ,matematicamente silenziosa . Io, un insieme di aerodinamicità. Ogni tanto osservavo il suo volto dalla grazia araldica .Completamente immobile, e silenzioso. Era attenta ad ogni mio sguardo ; vi era in lei una componente primitiva e violenta. Tipica di chi nasconde segreti che fanno male al cuore.
Inarcò il corpo e si mise ad osservare attenta fuori dal finestrino . Eravamo giunti in mezzo ai boschi. Sfrecciavamo con il mezzo tra alberi taglienti e fronde limacciose ,seguendo una traiettoria a caso  senza alcuna meta. Gli alberi e i pineti che   costeggiavano la strada  sembravano stilizzati e filiformi . Con sorprendente rapidità ci ritrovammo in un anfratto.
Mi fermai e scendemmo . Intorno era tutto un altalenarsi di caos, fango, concavità. Sembrava mancarmi il respiro, era il luogo più orrido che ricordassi. Un angolo provvisorio. Qualcuno aveva scaricato del gesso e alluminio; sparso qua e la ,rendendo il posto spaesato, lugubre. Ancora meno importante .
Una prospettiva davanti a noi ai limiti della regolarità si solidificava al nostro sguardo.   Ulla si era accovacciata concentrandosi su se stessa. Come a volersi allontanare dalla   realtà nella quale io la introducevo .Uno squarcio di natura osservato da un inconsueta visione.Una visione sicuramente inaffidabile. La mente della ragazza era come in una scatola piena di oggetti da gettare via, e da ricomporne eroicamente i pezzi. Discernendo il bene dal male, le bugie dalla verità.
Mi avvicinai  i suoi  occhi   esprimevano squilibrio, e una precarietà dovuta ad esperienze lontane. Vissute con Francesco e Rutina.  <<Ulla forza! Riordiniamo insieme la natura! Devi mettere tutta te stessa! in questo compito ,aiutami, dobbiamo dare luce al buio>>.....

 

 

 

"Se non metto in ordine la stanza ... " Rimasi istintivamente attirato dalle sue parole, rivelazioni improvvise fatte da una donna che aveva dei silenzi che duravano settimane. Non sapevo cosa rispondere, non capivo di che stanza parlasse; eravamo in mezzo ad un bosco straripante di fogliame. Compresi  che nel suo cuore vi erano cicatrici color viola. <<Ulla   ti abbraccio senza che tu debba per forza dimostrami di essere forte >>.La strinsi a me. Sentii dentro al mio cuore una catarsi tragica. Nelle retrospettive dei miei pensieri non ricordai di possedere un momento cosi commovente. Quando la grandine iniziò a tamburellare tra le foglie, il cielo ad incupirsi con striature dorate, pareva un multiplo di suoni, di rumori secchi, il vento poderoso iniziò un ritmo in ascesa travolgente. Non volevo ripararmi, ma vivere con lei quell'attimo cosi coinvolgente; nel quale la natura percuote la stessa natura. Con veemenza inspiegabile, la prospettiva giusta per osservare le ferite del mondo. Cosi vicine alle ferite degli uomini. Presi la mano della giovane saldamente nella mia e iniziai a correre, portandola con me. La grandine possente ci cadeva addosso lineare ,come se sopra di noi ci fosse una macchia azzurra che si sfaldava - era quasi buio. Correvamo in maniera incontrovertibile. L'idea che il fiume ferito potesse assomigliare al dolore di Ulla, era oramai un'ossessione. Sentivo di essere sulla strada giusta. La trascinai procedendo velocemente  lei si mostrava agile come una gazzella ,possedeva una forza primordiale, il suo volto era una maschera. Rivoli di acqua scorrevano nei suoi occhi. Lo sguardo una metamorfosi graduale, repentina, sorrideva. Si sentiva svincolata. Una corsa tra i rovi alla ricerca del fiume.  Un urlo improvviso risuonò   senza freni, senza alcuna inibizione.<<Siamo liberiiiiiiiiii >>. La corsa infinita in spregiudicata libertà, il cielo dispensatore di acqua, la potenza plastica delle gambe di Ulla in movimento ,mi trasportarono in una dimensione da sogno.

La mia gioia nel trascinarla  per le braccia era immensa, come a volerla portare via dal male. Un sottofondo di rumori arditi, gli alberi scossi dal vento. Cinguettii di uccelli in volo che fuggivano dalla drammatica tempesta, creavano una situazione polimaterica frammentata. La fecondità della madre terra nella sua possenza, ci pervadeva integralmente . Giungemmo al fiume, bagnati scossi, e il fiume ci trovò stretti. Le coprii il capo con la giacca, la strinsi a me. Il suo volto era acceso di luci , immerse le mani nell'acqua con determinazione e le lascio' affogare nel   lucido gelo del fiume. Acqua come primigenio ventre materno, lei che di amore non ne aveva mai avuto da nessuno. Non avrei più dimenticato quel momento solenne. Sintetizzato in una parola -CANDORE - di un'assoluta intensità. << Ulla chi era lui   ? Chi ti ha fatto del male ? >>. Il rumore secco e violento della grandine le impediva di sentire bene le mie parole .<< L' amore mi ha fatto male, solo l' amore!>>.  Rideva in una dimensione amara,  un sovrapporsi tra istinto e ragione, ragione o invenzione ? Il tema sempre verde della violenza aleggiava nei suoi occhi . Con le difficoltà che aumentavano nell'incedere, dato il temporale stravolgente e l'altissima tensione creatasi tra di noi . Ero certo che  in quel luogo  si sarebbe lasciata andare avrebbe svelato il suo terribile segreto. L ‘adrenalina cresce nei  momenti di emergenza . I lampi solcarono il frontale del cielo .La paura schiuse le sue porte . 

 Poteva fuoriuscire istintivamente; questa verità cosi perduta, talmente tragica da avere reso Ulla muta , oltremodo silenziosa . Mi cadde tra le braccia ,in una sorta di trance . Questo avveniva quando affrontava eventi naturali violenti .  Lo avevo scoperto per caso, e il caso mi spalancava le porte ai suoi misteri,cosi ancorati al dolore da rimanerne cellule. Il rumore delle fronde continuava a ostacolare fra noi ogni dialogo . Lei recepiva ogni mia parola, perché rispose  alla mia domanda . <<Mi hanno tradito, Ieri ,oggi ,domani….. >>

 

 

 

Ulla si risvegliò dal suo stato di trance improvvisamente cosi come vi era entrata. Nel volto della giovane confluivano le luci surreali della notte. I suoi occhi spalancati galleggiavano nel vuoto, l' esplorazione dell'inconscio e del suo passato, espressa nel racconto la lasciava inerte. Come se improvvisamente una saracinesca si fosse chiusa prima della rivelazione finale, che avrebbe potuto darmi una visione chiara dello shock che aveva subito. Il collage della sua narrazione mancava dell'ultimo pezzo. Le accarezzai i capelli stanchi,  il   viso  dominato dalla tristezza, negli occhi ancora la brillantezza del nero, le labbra rosse luminose.   La storia paranoica   che avevo ascoltato rivelava  accenti forti di una deflagrazione mentale che era scaturita dalla follia , orchestrata dall'uomo con l'ausilio dell' amante . Una commistione di squilibrio cui Ulla non aveva saputo sottrarsi data la sua fragilità. Una frammentarietà illogica dei fatti, basata sull'irrazionalità dei due personaggi, creata ad arte da Francesco per fare impazzire la giovane . Rutina   Grimilde   attrice assoluta di un gioco di torture psicologiche inflitte per puro piacere, una relazione   reale volgare, bassa, vissuta dai due .Ulla mi guardò col volto livido, senza emettere parola, l'atmosfera era dominata da luci aurorali,   il tempo era scorso senza freni, la strinsi a me, con tenerezza. Da ogni parte tutto sembrava gigantesco, la sporcizia della discarica, pareva diventare una figurazione mostruosa, che faceva da sfondo al suo racconto. Ebbi paura, che le inquietanti fisionomie di Rutina e Francesco cariche d'insidie, potessero ricomparire lì, lucide di fronte a noi, alla gracile donna, come un incubo assurdo cui non si potesse spegnere la luce. L'alba si propose   lucente, improvvisa, con un'ascendenza surrealista, con una sensualità misteriosa dai colori caldi. Dove fili immaginari di suture, collegavano il tramonto al sogno collettivo di rinascita. Ulla colpita profondamente dallo squarcio di luce rigeneratrice, proprio in quel luogo, in mezzo all'orrido, coglieva il senso profondo che dal male può nascere il bene, che dalla sofferenza si può fuoriuscire....

 

 

 

 

Ulla parlava inconsapevolmente , mentre   era in trance. Rimasi in silenzio, ad ascoltarla, il suo tono di voce era lontano…….<< Ricordo le numerose cene con ospiti a casa di Francesco, dopo pranzo con gli invitati al tavolo, Francesco e Rutina Grimilde si allontanavano per rimanere nel soggiorno da  soli.

Comunicavano sommessamente con gioia ad alta voce, la mia insicurezza aumentava e fluiva con l'imbarazzo di tutti, nell'ascoltare gli echi mielosi che provenivano dal soggiorno dimostrazioni d'affetto, sussurri, fruscii.

La figlia Ebi, si sedeva in braccio a me, raggomitolandosi e stringendo forte la mia mano. I due mescolavano eccitazione ad appassionanti espressioni: tutto un risvegliare, un suscitare, un turbarsi. << Cosa fa la mamma con Francesco? Perche noi dobbiamo rimanere qua ….>>. I bambini quando diventano giudici fanno riemergere forte il suono degli innocenti, che s'innalza su tutti gli altri suoni, superando in eccesso il limite delle menzogne. Mi alzai dirigendomi verso la finestra e osservai il cielo, gli stormi dei gabbiani livellavano l'orizzonte, un mondo a parte la natura. Potente e mutevole, iniziai a camminare senza rincorrere più alcun ragionamento; aprii la porta finestra e fui fuori. L'odore del veleno dei serpenti che respiravo in quella stanza svanì di colpo. Mi avviai scalza con le scarpe tra le mani verso il nulla, oltrepassando confini e barriere interiori, sopraffatta dal dolore. Un fluire emotivo di sogni flagellati uno stato larvale e latente di annientamento psicologico, mi portava a elaborare l'amarezza nel silenzio incondizionato.

 

 

Non riuscivo ad alzarmi dal pavimento, ed ebbi la sensazione di volare in picchiata verso il basso. L'imbarazzo insediava liberamente i miei pensieri e i miei gesti, oltre il bordo del reale. Francesco mi strattonava trascinandomi con le mani aggrappate come artigli al mio corpo, verso l’uscita . Mi sentivo a disagio, lo sguardo dei presenti in sala era bruciante .Lui sembrava avere l'apparenza di un tornado che non accennava ad arrestarsi di fronte a nulla. Nei volti altrui la malinconia assumeva uno spessore denso. Osservavano la mia immobilità, attoniti di fronte alle urla prepotenti. Le parole divennero schegge e si attaccavano alla carne, accendendo nell’ anima la paura. Stavo sprofondando in un precipizio. Tentai di salvare la serata cercando di calmarlo, gli esiti furono tragici. << Ulla ti rendi conto che sei un rifiuto della società? Devi prenderne consapevolezza . Senza di me tu non esisti ! Non ho mai provato nulla per te, solo pietà >>. Gli gettai il lucchetto sul tavolo, lo scaraventò per terra. In auto mentre mi riaccompagnava era un alternarsi burrascoso di epiteti ignobili . Francesco aveva programmato tutto, e valutato il giorno con precisione matematica. Il mio compleanno, …………………

 

 

 

 

ANTONELLA IANNILLI

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